Mare dentro. Lettere dall'inferno. Con DVD - dibattito, eutanasia

5 €
05/04/2018
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DETTAGLI
Prezzo: 5 €
Inserzionista:  Privato
Tipo di annuncio:  Vendo
Annuncio per:  Libri
Comune: Bologna
DESCRIZIONE
Una raccolta dal tono triste e gioviale al contempo è quella di Mare dentro, che affronta uno dei temi più dibattuti in tutto il mondo: l’eutanasia. La “buona morte”, traducendo letteralmente le parole dal greco, cui tante persone, in seguito a gravissimi incidenti o altro, auspicano se ne hanno ancora le facoltà mentali o i propri cari per loro. La storia di Ramón non è l’unica al mondo. Nel 1968, dopo essersi fratturato la settima vertebra cervicale in seguito ad un tuffo, Sampedro è rimasto totalmente paralizzato. Come lui stesso si definisce “da quel giorno sono una testa viva e un corpo morto. Si potrebbe dire che sono lo spirito parlante di un morto”. La notizia dell’incurabilità del suo male è il motivo per cui egli sceglie di lottare per non fare più parte dell’inferno che era e che sarebbe diventata la sua vita. Ed è così che inizia a scrivere le “Lettere dall’inferno” cercando, mediante l’approfondimento di nobili sentimenti come l’amore, la vita e la morte, di spiegare, a chi si ostinava ad ostacolare la sua “buona morte” o a chi pretendeva di giudicarlo o di dargli semplicemente consigli, che in realtà fosse un diritto intrinseco all’umana libertà scegliere di morire. Il libro è un prosimetro e un epistolario al contempo. Una raccolta di prosa e versi, lettere struggenti quanto realistiche, che testimoniano la richiesta semplice di una volontà che sembra essere negata, sminuita e incompresa dai più. E tutto ciò lo fa attraverso poesie che ricordano la bellezza della vita, dell’amore attraverso l’odore dei seni di una donna e molte altre esperienze che l’incidente del 23 agosto 1968 gli ha per sempre tolto, negato. E anche il mare nei versi di “Amata acqua di mare” non è visto con un luogo ostile e nemico, come il posto in cui è avvenuta la sua tragedia, ma è colui il quale riesce ad emozionarlo, affascinarlo con la sua “calma serena e tranquilla”. In questi due modi esemplari spiega il perché della sua scelta di volere una “buona morte”: “Se non mi sbaglio, cara Belén, ti piacerebbe eliminare il dolore e le sofferenze dal mondo. Anche a me. L’eutanasia è una forma razionale e umana di aiuto. Solo persone senza discernimento autonomo e terrorizzate dal mito del padre possono rendere credibile una barbarie così grande: rendere sacra la sofferenza mi pare la forma più crudele di schiavitù. Il mio corpo sopravvive grazie ai farmaci moderni e a un catetere che mi permette di urinare, oltre allo sforzo e al sacrificio di una o due persone che si occupano di tenermi in vita pulito e nutrito” (tratto da “Lettera a Belén”); “Quando non c’è più qualità della vita, quando il caos è completo, non c’è alternativa se non la disintegrazione della materia, per poter rinascere” (tratto da “L’alternativa della morte”).
Nella “Lettera a Laura” Ramón dice, tra l’altro: “Se uno può essere autonomo, in carrozzina, con le stampelle o con i bastoni, sempre che si creda libero, la sua vita avrà senso. Quando quel senso non c’è più la ragione umana lo comprende, allora sarà giunto il momento di morire. C’è un tempo per ogni cosa sotto il sole”. Ne la “lettera al capo dello Stato spagnolo” mostra così la sua indignazione nei confronti anche delle autorità politiche: ” Si dice che questo aiuto mi provocherà la morte. Basta che la ragione capisca che a volte la morte è meno spaventosa del dolore che bisogna sopportare per vivere, perché risulti umana e giusta questa libertà. Sembra che tutti possano disporre della mia coscienza, tranne me”. Toccante diventa la parte in cui ne “La libertà” egli dichiara che: “Se un giorno ti renderai conto che la tua vita tanto amata ti ha privato di bracci a e gambe, per esempio, […] saprai che quello è il dolore eterno. Eppure un’autorità riabilitatrice ti dirà che si può vivere anche senza braccia e gambe. Tua moglie, tuo figlio, tua madre, tuo padre, tuo fratello o un tuo amico ti daranno un bacio. Tu farai lo sforzo titanico di cercare di abbracciarli, ma proverai la più terribile e torturante impotenza perché non ci riuscirai”.
Nel 1998 giunge la tanto agognata “buona morte” e nella sua ultima, straziante e bellissima lettera riportata alla fine del libro ne è testimoniata la modalità. Ramón Sampedro non voleva che fosse accettata come verità assoluta l’idea che un uomo, privato di tutto il suo corpo dovesse solo desiderare di morire, ma che gli fosse concessa la libertà di decidere di continuare a vivere come auspicare alla morte al di là di ogni credenza politica, religiosa, morale, ecc., ma semplicemente come la volontà di un uomo che voleva solo porre fine alle sue atroci sofferenze.
Il allegato al libro troverete anche il dvd dell’omonimo film, uscito nel 2004 e diretto da Alejandro Amenabar.
Ramón Sampedro, “Mare dentro”, Mondadori, 2006.
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